Bisogna avere i coglioni per prenderlo nel culo

Bisogna avere i coglioni per prenderlo nel culo libro di Busi Aldo


Aldo Busi




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  • Bisogna avere i coglioni per prenderlo nel culo: Stanco di raccontare agli italiani le verità su di loro che essi non amano
    stare ad ascoltare, in questo suo nuovo libro Aldo Busi torna a fare le
    valigie per intraprendere un lungo viaggio attraverso isole, penisole, istmi e
    altre celebri e ignote realtà geopolitiche sparse nel pianeta. Passando da
    Capri a Itaca, dall’Irlanda a Salonicco fino a mettere piede nel promontorio
    di Sant’Elena, Busi compie le sue personalissime “prove d’esilio”, percorrendo
    luoghi che in comune hanno la rassegnazione con cui i loro abitanti vivono
    isolati gli uni dagli altri e tutti insieme dal resto del mondo, spesso senza
    neppure esserne coscienti. Lo perseguita un insonne spirito di osservazione
    che non gli permette di eludere alcuna esperienza: di sesso, di solitudine, di
    solidarietà. E così, tra una passeggiata nello squallore degli slums di
    Johannesburg e un party di lusso a New York, scopriamo che l’emarginazione ha
    la pelle di tutti i colori, si annida al vertice come alle fondamenta della
    piramide sociale e non risparmia nessuna etnia, nessuna posizione di
    privilegio, nessun reddito. E l’ultima àncora Busi la getta nella più
    insospettata delle isole di Pasqua, dove si respira l’ironica consapevolezza
    che “siamo feretri in ballo, il ballo della fine apparente, tra l’interramento
    e il volo, con dentro ancora qualcosa di vivissimo che risuona e fa schiodare
    la cosa, non ancora del tutto definitiva, avanti e indietro dal cimitero della
    ragione e della sua spensierata materia, senza mai nulla di fatto…”.

    Tired of telling Italians the truth about them that they do not like to listen to, in his new book, Aldo Busi back to pack up to embark on a long journey through isthmuses, peninsulas, Islands and other known and unknown geopolitical realities throughout the world. From Capri to Ithaca, from Ireland in Thessaloniki up to set foot in the promontory of St. Helena, makes its Busi personal “evidence of exile”, places that have in common the resignation with which their inhabitants live isolated from each other and together the rest of the world, often without even being aware. He pursued a sleepless powers of observation that does not allow him to evade any experience: sex, of solitude, of solidarity. And so, between a walk in the squalor of the slums of Johannesburg and a luxurious party in New York, we discover that marginalization has the skin of all colors, nestles at the Summit as to the foundations of the social pyramid and spares no ethnicity, no position of privilege, no income. And the last anchor Busi throws in the most unsuspected Easter Islands, where you can breathe the ironic awareness that “we are coffins at stake, the apparent end dance, between the landfill and the flight, with still very much alive in something that resonates and makes the thing, unnail not yet definitive, back and forth from the cemetery of reason and his carefree matter , never nothing done … “.

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