Der Zoo, o lettere non d’amore, oppure la terza Eloisa

Der Zoo, o lettere non d'amore, oppure la terza Eloisa libro di Sklovskij Viktor


Viktor Sklovskij




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  • Der Zoo, o lettere non d'amore, oppure la terza Eloisa: Nella Berlino del 1923, a un semisconosciuto scrittore russo emigrato non
    ancora trentenne da una Pietrogrado postrivoluzionaria, viene rivolta dalla
    donna amata la richiesta più difficile da rispettare: “Se vuoi che ti
    risponda, scrivimi di tutto, fuorché d’amore”. Lei è Alja Kagan, conosciuta in
    arte come Elsa Triolet (nonché sorella di Lili Brik, amante e musa di
    Majakovskij). Lui è Viktor Sklovskij, iniziatore del Formalismo russo insieme
    all’amico Roman Jakobson. Si incontrano in una città i cui bar sono zeppi di
    russi coi pantaloni senza piega. Parlano a voce troppo alta o non parlano
    affatto. Poeti affamati, narratori sradicati, ubriaconi tristi o molesti…
    Fra loro c’è anche Boris Pasternak. Chi più chi meno, soffrono la condizione
    degradante dell’esilio, hanno nostalgia di casa. Li riconosci perché tra loro
    discorrono di rivoluzione, guerra, paura, letteratura e donne. Vivono vicino
    allo Zoo, e ogni volta che mettono piede fuori casa non possono evitare di
    gettare un occhio alle scimmie con commiserazione fraterna. In un esperimento
    di scomposizione del romanzo a intreccio e del genere epistolare, Sklovskij
    gioca a confondere amabilmente il lettore nella sua percezione degli elementi
    di realtà e finzione, opera e vita, componendo l’intera narrazione su
    stranianti digressioni: arte e motori, amici e detrattori, case editrici e
    camere d’affitto… Laddove ogni argomento, compreso il tempo atmosferico, si
    fa metafora di quel doloroso tabù che è l’amore non corrisposto.

    In Berlin in 1923, a relatively unknown Russian author emigrated not yet thirty one post-revolutionary uprising is Petrograd by woman loved harder to demand respect: “If you want an answer, write me off, but of love.” She has known Kagan Alja art as Elsa Triolet (and sister of Lili Brik, mistress and Muse of Mayakovsky). He is Viktor Shklovsky, Russian formalism initiator together with his friend Roman Jakobson. Meet in a city where bars are filled with Russians in my pants without folds. Speak too loudly or don’t speak at all. Starving poets, storytellers uprooted, sad drunks or harassing …
    Among them there is also Boris Pasternak. Some more, some less, suffer degrading condition of exile, their longing for home. Recognize them because conversing among themselves of revolution, war, fear, women and literature. They live near the Zoo, and whenever they step outside the home cannot avoid throwing an eye on monkeys with brotherly sympathy. In an experiment of decomposition of the novel in epistolary genre and plot, Shklovsky play to confuse the reader into his amiably perception of the elements of fact and fiction, life and work, composing the whole narrative on alienating digressions: art and engines, friends and detractors, publishing houses and rooms for rent. Where every topic, including weather, becomes a metaphor for that painful taboos that is unrequited love.

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