Estrosità rigorose di un consulente editoriale

Estrosità rigorose di un consulente editoriale libro di Manganelli Giorgio


Giorgio Manganelli




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  • Estrosità rigorose di un consulente editoriale: Nel 1967 Manganelli dirige la serie italiana di una collana Einaudi. A
    preoccuparlo è la veste grafica, che con il suo opaco grigio rende i volumetti
    simili ad “antichi, nobili epitaffi”: “E si veda il bell’egualitarismo del
    procedimento, che pareggia miopi, presbiti, ipermetropi, daltonici ed
    astigmatici in una comune, edificante inettitudine a leggervi alcunché”
    commenta. Basterà questo passaggio di una comunicazione “di servizio” per far
    capire che tipo di consulente editoriale sia stato Manganelli: eccentrico e
    brillante, sempre pronto a sfoderare uno humour di volta in volta giocoso,
    paradossale, corrosivo. Ma non ci si inganni: Manganelli è stato un editor (e
    traduttore) tutt’altro che sedizioso: disciplinatissimo, piuttosto, duttile e
    minuzioso. Un editor capace di progettare collane e costruire libri, suggerire
    titoli, periziare traduzioni con estroso rigore: “… qualche volta la
    traduttrice tende a dar più colore di quanto non competa a questa gelida
    carne…” scrive di una Ivy Compton-Burnett che gli era stata sottoposta. Ma
    capace soprattutto di stendere pareri di lettura e risvolti dove astratto
    furore dello stile, schietta idiosincrasia e verve beffarda celano una
    micidiale precisione di giudizio: “La sua pagina sa di virtuosa varichina, i
    suoi periodi vanno in giro con le calze ciondoloni…” (qui la vittima è Doris
    Lessing). Una precisione, tuttavia, che nel rifiuto sempre si premura di
    spogliarsi di ogni drasticità: “Il mio parere è negativo, ma senza ira”.

    In 1967 Italian series a necklace directs Batons Einaudi. A worrying is the graphics, which with its grey mat makes little volumes similar to ancient, noble “epitaphs”: “and see the beautiful egalitarianism of procedure, jogging nearsighted, presbyopia and astigmatism from normally sighted, blind, uplifting ineptitude and read anything” comments. Will do this step a communication “service” to make it clear what kind of editorial consultant has been eccentric and brilliant Blackjacks: always ready to pull off a humour from time to time playful, ironic, caustic. But do not deceive: Batons was an editor (and translator) anything but seditious: disciplinatissimo, rather, flexible and thorough. An editor capable of designing necklaces and build books, suggest titles, evaluate translations with whimsical rigor: “sometimes a translator tends to give more color than it is to compete in this freezing meat …” writes an Ivy Compton-Burnett that he had been subjected. But especially to spread on reading and lapels, forthright style idiosyncrasy and where abstract furore verve jeering conceal a deadly accuracy of judgment: “his page sa of virtuous chlorine bleach, her periods go around with stockings hung.” (here the victim is Doris Lessing). An precision, however, that the refusal to divest themselves of any dramatic always: “my opinion is negative, but without anger.”

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