La lunga avventura dell’arte. Il tesoro d’Italia

La lunga avventura dell'arte. Il tesoro d'Italia libro di Sgarbi Vittorio


Vittorio Sgarbi




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  • La lunga avventura dell'arte. Il tesoro d'Italia: “C’è un’Italia protetta e remota a Morano Calabro, a Vairano, a Rocca Cilento,
    a Vatolla, a Giungano, a Torchiara, a Perdifumo, incontaminati presidi del
    Cilento. Poi ci sono le apparizioni. Come gli affreschi di Sant’Angelo in
    Formis, come il duomo di Anagni con il quale si apre il racconto pittorico di
    questo libro, anche se i primi segnali della lingua nuova, diretta,
    espressiva, sapida, sono nella scultura, a partire da Wiligelmo a Modena in
    parallelo con i primi vagiti della lingua italiana. Quei confini nei quali
    sono ristretti a coltivare i campi, cacciati dal Paradiso terrestre, Adamo ed
    Eva. Poco più tardi vedremo altri contadini affaticati, di mese in mese, nel
    Battistero dell’Antelami a Parma. Soltanto a Ferrara il lavoro sembrerà
    riservare una imprevista felicità. Il Maestro dei Mesi trasmette il piacere
    che ha provato estraendo fanciulli dalla pietra. Siamo nel 1230, in largo
    anticipo sul ritrovamento della vita nella pittura, prima ancora che in
    Toscana, nel cuore della Valle Padana, a Cremona, con il racconto delle storie
    di Sant’Agata di un maestro anonimo; non sarà un caso che la nuova lingua
    toscana in pittura si espanda fino a Padova con Giotto nella Cappella degli
    Scrovegni, e di lì in tutto il Nord. Siamo in apertura del Trecento, e diventa
    lingua universale quella che ha iniziato a parlare Giotto, ponendosi davanti
    le energie dei corpi e la loro azione…” (Vittorio Sgarbi) Introduzione di
    Michele Ainis.

    “There is a remote and protected in Morano Calabro, Italy in Vairano, Rocca Cilento, in Vatolla, Giungano, Torchiara, Perdifumo, unspoiled Cilento garrisons. Then there are the apparitions. As the frescoes of Sant’Angelo in Formis, like the Cathedral of Anagni whereby opens pictorial narrative of this book, although the first signs of the new language, direct, expressive, tasty, are in the sculpture, starting from Wiligelmo in Modena in parallel with the first stirrings of the Italian language. Those boundaries are restricted to cultivate the fields, banished from the garden of Eden, Adam and Eve. A little later we’ll see other farmers weary, month by month, in the baptistery of the Antelami in Parma. Only in Ferrara on work will seem unexpected given happiness. The master dei Mesi transmits the pleasure I tried removing children from stone. We are in 1230, in advance on the discovery of life in the painting, even more than in Tuscany, in the heart of the Po Valley, in Cremona, with the telling of stories of Sant’Agata di un maestro anonymous; It will not be a coincidence that the new Tuscan language in painting expands to Padua by Giotto in the Scrovegni Chapel, and from there throughout the North. We are at the beginning of the fourteenth century, and becomes the universal language that he started talking about Giotto, placing himself in front of the energies of the bodies and their action. ” (Vittorio Sgarbi) Introduction by Jay Joseph.

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