La recita di Bolzano

La recita di Bolzano libro di Márai Sándor


Sándor Márai




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  • Ho letto una volta una delle tante biografie di Casanova. Al di là delle avventure di letto e di spada di cui ora ho dimenticato i dettagli mi è rimasta un’unica vaporosa impressione sull’uomo: una continua ricerca di Qualcosa. Màrai ha messo questa ricerca al centro del romanzo, superando la biografia e ricreando un essere umano.
    Quest’opera è piena di colpi di scena psicologici: ogni personaggio indossa più maschere nel corso della vicenda, sembra un carnefice e invece in poche righe si rivela essere una vittima, o viceversa, e i ruoli si sciolgono l’uno nell’altro come gocce di miele nel latte caldo: in modo naturale, perché ognuno di essi non può comportarsi altrimenti, perché rispondono a leggi che sono più potenti dei parlamenti e delle prigioni. Eccellente la figura del conte di Parma, che da marito “quasi” tradito, prende le redini e sembra indirizzare la storia in un verso, finché non comprare l’altrettanto eccellente moglie, Francesca, dotata di un’intelligenza fuori dei comuni canoni sociali, che era rimasta sullo sfondo come una preda lontana e poi invece si rivela essere una stratega vendicativa impareggiabile; eccellente Giacomo: l’avventuriero, il baro, il bugiardo, che sembra soccombere alla logica del conte prima e di Francesca poi, e che in realtà soccombe solo alla propria natura e che continua a recitare la sua parte anche dopo che l’ultimo punto chiude il libro, lui, che è destinato a restare “forestiero” anche a se stesso.
    Non mi capita spesso che uno scrittore riesca ad emozionarmi quando descrive personaggi; il più delle volte mi prende per il lato razionale del cervello, mi coinvolge nella storia, mi insegna, mi sorprende, mi rilassa, mi fa evadere dal qui ed ora, mi deride…. Ma raramente mi emoziona. Di Màrai mi chiedo come colga certe sfumature psicologiche, come le sappia combinare tra loro all’interno di uno stesso personaggio nel tempo, come sappia tradurle in parole. Tutte capacità che noi nel Quotidiano abbiamo perso. Viviamo tutti una semi-vita, come quella cui Francesca ha condannato Giacomo.
    “Esistono soltanto due farmaci divini che possono aiutarci a sopportare il veleno della realtà senza che ne moriamo anzitempo: la ragione e l’indifferenza”. Stavolta Màrai non cita l’amore. Un po’ perché è Giacomo Casanova a parlare; un po’ perché… bè, insomma: come dargli torto?

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