L’epilogo della tempesta. Poesie 1990-1998 e altri versi inediti

L'epilogo della tempesta. Poesie 1990-1998 e altri versi inediti libro di Herbert Zbigniew


Zbigniew Herbert




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  • L'epilogo della tempesta. Poesie 1990-1998 e altri versi inediti: “Scrivevo poesie serie, tragiche” ha detto nel 1991 Zbigniew Herbert in un’intervista, paradossalmente deplorando l’abolizione della censura seguita alla caduta del Muro. “Adesso scrivo sul mio corpo, sulla malattia, sulla perdita del pudore”. In questa nuova atmosfera lirica, infatti, il poeta i cui versi Iosif Brodskij aveva definito come “una nitida figura geometrica … incuneata a forza nella gelatina della mia materia cerebrale” (versi, aggiungeva, che il lettore si ritrova “marchiati a fuoco nella mente con la loro glaciale lucidità”) – ebbene, quello stesso poeta che era stato così discreto, così poco incline a parlare di sé, lascia spazio alle confessioni intime di un io che abita ormai “sull’orlo del nulla” e ci consegna una sorta di testamento spirituale. Rimane, certo, il suo tono, quella “miscela di ironia, disperazione ed equilibrio” che già incantava Brodskij; e rimangono i temi che sempre sono stati al centro della sua ricerca espressiva: la memoria come vicinanza al passato e alla tradizione, l’azione corrosiva del tempo, il viaggio come fonte di ispirazione: ma accanto a questi c’è ora la stoica accettazione della sofferenza fisica e psicologica, accompagnata dalla gratitudine (così si legge nelle esserne composizioni di Breviario) per tutta “questa cianfrusaglia della vita” (e soprattutto, scrive, “per le pasticche di sonnifero dai melodiosi nomi di ninfe romane”) – una vita che si lascia, tuttavia, con il “cuore pieno di rimpianto”.
    “I used to write poetry series, tragic,” said Zbigniew Herbert in 1991 in an interview, paradoxically deploring the abolition of censorship that followed the fall of the wall. “Now I write on my body, about illness, about the loss of modesty”. In this new atmosphere, the lyric poet whose verses Iosif Brodsky was defined as “a clear geometric shape–wedged into jelly in my brain matter” (verses, he added, that the reader finds himself “branded in mind with their ice age lucidity”)-well, that same poet who had been so discreet, so disinclined to speak for itself , gives way to intimate confessions of an ego which inhabits now “on the edge of nowhere” and gives us a sort of spiritual Testament. It remains, of course, his tone, the “mixture of irony, despair and balance” already enchants Brodsky; and remain the themes that have always been at the core of his expressive research: memory as closeness to the past and to tradition, the corrosive action of time travel as inspiration: but next to them is now the Stoic acceptance of physical and psychological suffering, accompanied by gratitude (so it reads in be compositions of Breviary) throughout “this crap” (and especially He writes, “for sleeping tablets from Roman nymphs names” melodious)-a life that you leave, however, with the “heart full of regret”.

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