L’infinito tra parentesi. Storia sentimentale della scienza da Omero a Borges

L'infinito tra parentesi. Storia sentimentale della scienza da Omero a Borges libro di Malvaldi Marco


Marco Malvaldi




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  • L'infinito tra parentesi. Storia sentimentale della scienza da Omero a Borges: Ben prima dell’invenzione del microreticolo metallico, Efesto nell'”Odissea”
    forgiava “catene impossibili da frangere, sottili come fili di ragnatela”,
    catene che “nessuno avrebbe potuto notare, neppure un dio, tanto erano
    ingannevoli”. Ben prima degli studi di Maxwell sul tempo di rilassamento dei
    liquidi, Lucrezio intuì che molecole di lunghezza differente scorrono con
    tempi differenti. Anche Gozzano, in una delle sue poesie più belle, descrive
    con precisione l’imprevedibilità di una crepa, oltre che la viltà di un
    giovane pattinatore di fronte a una donna innamorata. E questo molto prima che
    i matematici dimostrassero – anche attraverso il Gioco della vita –
    l’impossibilità assoluta di predire l’evoluzione di alcuni sistemi. “Ahimè,
    non mai due volte configua il tempo in egual modo i grani!” scrive
    Montale: non è forse questa l’entropia? E Borges sa – forse meglio dei
    neuroscienziati – che “aver saputo e aver dimenticato il latino è un possesso,
    perché l’oblio è una delle forme della memoria.” La poesia arriva prima?
    Forse. D’altra parte, però, il linguaggio degli scienziati è fatto spesso di
    analogie, esattamente come quello dei poeti. La poesia e la scienza, ci spiega
    l’autore vagabondando tra un secolo e l’altro, non sono opposte, non lo erano
    alle origini e non lo sono oggi, che si concepiscono entrambe come tensione
    alla conoscenza del mistero del reale.

    Long before the invention of metallic micro-reticule, Hephaestus in the Odyssey forged “chains that are impossible to break, thin as threads of spider’s Web,” chains that “nobody would have noticed, not even a God, so were misleading.” Long before Maxwell’s studies on the fluid relaxation time, Lucretius sensed that molecules of different lengths flow with different times. Even Gozzano, in one of his most beautiful poems, accurately describes the unpredictability of a crack, as well as the cowardice of a young skater in front of a woman in love. And this long before mathematicians prove ??? even through the game of life ??? the absolute impossibility of predicting the evolution of some systems. “Alas, never configure the tempo twice in the same way the grains!” writes Montale: isn’t this entropy? And Borges sa ??? perhaps best of neuroscientists ??? that “knowing and I forgot my Latin is a possession, because oblivion is one of the forms of memory.” Poetry comes first? Maybe. On the other hand, however, the language of scientists is often made of analogies, exactly like that of poets. What, for example, the “algebraic plot” pursuing Ada Lovelace in Sir Charles Babbage’s analytical engine? There are even those who say that Paul Dirac, the father of relativistic quantum mechanics, is the greatest English poet of all time. Poetry and science, explains the author wandering between one century and the next, not the opposite, they weren’t at the origins and are not today, you see both how striving for knowledge of the mystery of reality.

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