Una serata non terrestre

Una serata non terrestre libro di Cvetaeva Marina


Marina Cvetaeva




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  • Una serata non terrestre: “Io non amo la vita in quanto tale”, scriveva Marina Cvetaeva, “per me essa
    comincia ad avere un significato, cioè a trovare senso e peso, solo
    trasfigurata, ovvero nell’arte”. E Marina Cvetaeva ha voluto che l’intera sua
    esistenza – pur sprofondata nelle peggiori crudeltà dell’epoca, e pur
    irrimediabilmente segnata dalle sue stesse personali tragedie – dalla tragica
    morte per denutrizione di una delle sue figlie, all’uccisione del marito, fino
    al suo stesso suicidio -, venisse trasfigurata nell’arte. Nelle prose inedite
    riunite in questo volume, la Cvetaeva si racconta, ma le sue non sono semplici
    pagine autobiografiche, dal momento che, come scriveva a Boris Pasternak , “la
    vita quotidiana è tradimento: dell’anima. Tradire con l’anima la vita dei
    giorni – credo di non aver fatto altro nella mia vita”. L’intento di Marina è
    semmai quello di controbattere, con un proprio passato rivisto e corretto dal
    mito dell’arte, un tempo presente del tutto inaccettabile e indegno: tempo di
    esilio, di solitudine, di perdita, di cancellazione. E a questa cancellazione
    che in primo luogo si oppongono queste pagine della Cvetaeva, che vede
    l’intero suo mondo sempre più travolto, come quella Germania divenuta paese
    nemico e che per lei era stata e rimaneva sinonimo di libertà: la patria di
    Bach, di Heine, di Goethe… Tra Germania, Francia e Russia, Marina dissemina
    i suoi ricordi, le sue esperienze, soprattutto i suoi sentimenti…

    “I don’t love life as such,” wrote Marina Tsvetaeva, “for me, it begins to have a meaning, i.e. to find meaning and weight, only transformed ??? in art”. And Marina Tsvetaeva wanted his whole life immersed in the worst-even cruelty and even irretrievably marred by his own personal tragedies-the tragic death from malnutrition by one of his daughters, to the killing of her husband, until his own suicide-art was transfigured. In unpublished prose brought together in this volume, the Tsvetaeva tells, but his autobiographical pages are not simple, since, as he wrote to Boris Pasternak, “daily life is betrayal: of the soul. Betray the soul life of days-I don’t think I’ve done anything in my life. ” The intent is that if marine of counter with its own past, revised and corrected by the myth of art, once this completely unacceptable and unworthy: exile, loneliness, loss, cancellation policy. And this deletion that first oppose these pages of Tsvetaeva, who sees his whole world increasingly overwhelmed, as Germany became the enemy country and that she had been and remained a synonym for freedom: home to Bach, Goethe, Heine … Between Germany, France and Russia, Marina scatters his memories, his experiences, especially her feelings …

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